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In questo ambito sono ancora da ricordare i vantaggi scientifici e terapeutici delle specializzazioni mediche ed i loro possibili svantaggi per la persona del paziente. Negli ultimi decenni poi, con i progressi tecnologici, con il crescente aumento dei costi assistenziali, con la crescente domanda di accesso alle cure mediche, i concetti più frequentemente citati sono diventati l’efficienza gestionale e il contenimento dei costi. Anche questi elementi economici, peraltro necessari per la naturale limitatezza delle risorse, hanno contribuito a determinare una medicina sempre più tecnologica e hanno teso a discussioni economiche non più accentrate sulla medicina come scienza umana.

Con tutti i limiti di una presentazione sommaria, questa presentazione vuol invitare a pensare che la umanizzazione della medicina, lo si è detto, espressione che è una contraddizione nei termini, sia un elemento che interessa sia il medico che il paziente. Ed è questo che sostengono le interviste riportate nel volume in presentazione. Una riflessione corale che se ha indubbie connotazioni etiche, spirituali, religiose solleva anche il problema di una migliore professionalità ed efficacia terapeutica. Una riflessione corale che sottolinea l’importanza di una consapevole relazionalità tra esseri umani, quali il medico e il paziente. Una relazionalità che possiamo iconograficamente rappresentare come due viandanti che si incontrano e si accompagnano nel percorso della vita, ne fanno un tratto insieme, possono aiutarsi reciprocamente.

Una affermazione, contenuta nel volume, è quella che le interazioni medico-paziente costituiscono un fenomeno sociale complesso di cui entrambi i partecipanti intervengono con aspettative reciproche. Naturalmente gli scambi di informazioni sono influenzati sia da una serie di variabili dipendenti dalle caratteristiche personali del medico e del paziente, sia dalle circostanze specifiche in cui si svolge l’interazione. In particolare le modalità con cui vengono trasmesse le informazioni al paziente, la quantità di tempo dedicata alle spiegazioni da fornire, la chiarezza espositiva, la semplicità lessicale sono fattori che incidono sia in merito alla comprensione delle  condizioni di salute/malattia, sia alla partecipazione, più o meno attiva, alle procedure terapeutiche. Di questo rapporto si possono sottolineare anche gli aspetti utilitaristici. Il primo è che se il malato è ascoltato attentamente, può essere un prezioso alleato del medico nell’aiutarlo a capire le sue problematiche e curarlo meglio. E così con i suoi familiari che ben lo conoscono e sanno rilevare anche minimi cambiamenti o delle sue abitudini o delle sue condizioni mentali o di umore. Così che la una corretta comunicazione tra il medico e il paziente e i suoi familiari costituisce uno dei sistemi più efficaci di controllo dell’errore. Si sbaglia meno se si ascolta il paziente.

Naturalmente non è esprimibile sono in termini utilitaristici, la corretta relazionalità medico-paziente influenza lo stato psicologico e spirituale del paziente, la sua soglia del dolore,  lo stato psicologico e spirituale dei familiari, la compliance alla terapia. Siamo nelle dimensioni dell’accoglienza, della rassicurazione e, di conseguenza, nella condivisione, nell’aiuto alla guarigione, intesa in un senso più ampio.

Infatti l’obiettivo della guarigione fisica del paziente non può essere l’unica finalità dell’attività professionale, poiché questa spesso non è raggiungibile, è necessario richiamare un più realistico concetto di guarigione che dia sempre la possibilità di avere un obiettivo terapeutico. Obiettivo forse possibile, se intendiamo la guarigione come la capacità della persona di non farsi schiacciare dalla situazione di vita, così che abbia il coraggio, la fede, la forza di rimanere “padrone” della sua situazione di vita e di saperla gestire, per quanto umanamente possibile.

Ma è una relazionalità che il medico deve imparare da solo, nessuno la insegna nel corso degli studi, forse è il risultato inconscio degli esempi visti nella prima pratica di reparto, è affidata alla personalità del singolo medico, è affidata alla carità del singolo medico; una carità qui intesa come il rispetto dell’altro, che è il cardine dell’amore del prossimo.

Una prima conseguenza allora, peraltro sottolineata negli interventi del volume, di una carenza formativa: nella preparazione medica, come peraltro in tutte le helping professions, alla acquisizione delle nozioni tecniche dovrebbe accompagnarsi lo sviluppo umano – psicologico e spirituale - dello studente.

Health Dialogue Culture

Vuole contribuire all'elaborazione di una antropologia medica che si ispira ai principi contenuti nella spiritualità dell'unità, che anima il Movimento dei Focolari e alle esperienze realizzate in vari Paesi in questo campo.


 

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