Dal diario di un medico missionario

Medico in Africa
Una delle domande che mi viene rivolta più spesso è: «Ma tu perché vai in Africa e da 16 anni ci ritorni così spesso?». Ed ogni volta la mia risposta è sempre uguale: «Non lo so». So però che ogni partenza dovrebbe essere l’espressione di un entusiasmo e di un coraggio sempre rinnovato,

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Il Movimento dei Focolari e la Spiritualità dell’Unità

Una breve sintesi della storia e del contenuto della Spiritualità dell’Unità. E’ una visione del mondo, ma anche
una costruzione di un mondo nuovo, che è già iniziata.
E’ nostro desiderio offrire con questo libretto, a quanti lo desiderano, una chiave di lettura per vivere le grandi idealità che erano balenate nel nostro animo, fin dai primordi del Movimento.

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I bambini ci chiedono di aver

I bambini ci chiedono di aver pazienzaLa pazienza nasce dal dare un senso al dolore, alla stanchezza, alla sfiducia che ogni genitore prova, con la sicurezza che da esso nascerà un bene più grande che ci consentirà di aiutare, sostenere e valorizzare i nostri figli nel modo migliore.

Giovanni è un bel bambino di 4 anni, lo conosco dalla nascita. Con i genitori ha accompagnato la sorellina di soli 15 giorni. È sereno mentre la visito, guarda con grande attenzione.

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La potenza dell’amore che sana. L’esperienza di due genitori

La potenza dell’amore che sanaaustraliani con il figlio agorafobico e la fidanzata tossicomane. Tra angoscia e sospensione, l’amore incondizionato e perseverante come supporto alle cure specifiche.John: «È l’inizio dell’anno scolastico. Nostro figlio sta entrando nel penultimo anno delle superiori, ma già al primo giorno di scuola dice a mia moglie Claire che non sarebbe più tornato perché non sopporta la gente.

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Il sorriso di Daniel

Il sorriso di Daniel«Da quando ho iniziato gli studi di infermieristica – racconta Veronica, italiana di Genova – avevo un sogno: mettere a servizio degli altri la mia professionalità. Nel 2013, appena laureata, sono partita per la Costa d’Avorio (Africa). All’inizio è stata dura perché non parlavo il francese. Eppure ho scoperto che i gesti concreti costruivano ponti molto più di tante parole. Con alcune ragazze abbiamo organizzato una piccola attività nella quale vendere alcuni oggetti.

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Un medico siriano al campo profughi

Un medico siriano al campo profughiIl toccante racconto di Issa – in arabo “Gesù” - nell’accogliere i connazionali che giungono in Slovenia dopo inenarrabili peripezie. Il suo sogno: essere come Gesù per ciascuno di loro.«Cinque anni fa, prima che esplodesse il conflitto in Siria, con tutta la famiglia avevamo progettato di fare tutti insieme un’esperienza full time alla cittadella internazionale dei Focolari a Loppiano (Firenze). Violet ed io avremmo frequentato la Scuola Loreto nella quale, insieme ad altre coppie da varie parti del mondo, approfondire le diverse tematiche famigliari alla luce della spiritualità dell’unità, mentre i 4 figli si sarebbero inseriti nelle scuole del territorio.

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Malattia: il limite trasformato in ricchezza

Malattia: il limite trasformato in ricchezza«Uscendo da casa il 3 maggio di 21 anni fa per raggiungere la banca dove lavoravo, non pensavo certo che la sera non vi sarei tornato. Un forte mal di testa aveva costretto i miei colleghi a portarmi d’urgenza in ospedale. Avevo 49 anni, una vita professionale ben avviata, una promozione imminente, una bella famiglia con tre figlie dai 18 ai 14 anni. Improvvisamente mi sono ritrovato su una carrozzina che neppure riuscivo a governare perché, oltre all’uso della gamba, avevo perso anche quello del braccio.

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«La malattia mi ha fatto cambiare...»

La malattia mi ha fatto cambiarela visione del mondo. Nikola Kopilovic vive a Belgrado, in Serbia. A 18 anni, all’inizio del 4° anno delle superiori, gli viene annunciata una grave malattia. «Amate chi vi passa accanto e siate sempre riconoscenti di tutto quello che avete» è la sua consegna agli amici, in una lettera scritta pochi mesi dopo. Una sera, al cinema con la sorella, avverte dolore a un dente. Non poteva immaginare che fosse il primo sintomo di qualcosa di grave.Nei giorni successivi si gonfia la guancia sinistra e non riesce quasi ad aprire la bocca. «Mi faceva molto male, però anziché andare dal dentista, cerco di guarire da solo mettendomi impacchi e creme. Niente mi aiuta ed è sempre peggio.

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La storia di Estelle, a Man, Costa d’Avorio

MAN001 pEstelle K., sociologa con indirizzo sanitario, ha deciso di mettersi a disposizione di Fraternità con l’Africa. Dal progetto ha ricevuto una borsa di studio e adesso ridona tempo, dedizione ed esperienza professionale.

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Olismo: Il futuro della medicina?

Olismo: Il futuro della medicina?«Forse anche tu, come me, affronti il mistero con curiosità.
Io continuo a cercare di interpretare quello che accade...
Dobbiamo essere sospettosi di tutti coloro che presumono di avere una conoscenza completa delle cose come se non ci fosse più mistero...
Mettere in dubbio la verità ufficiale è l’inizio della saggezza»
(Fehrsen, 1998).

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Sierra Leone: accanto ai malati di Ebola

Sierra Leone: accanto ai malati di EbolaI Focolari impegnati a sostenere le popolazioni colpite dall’epidemia. A colloquio con Stefano Comazzi dell’Azione Mondo Unito e con P. Carlo Di Sopra, religioso in prima linea in Sierra Leone. La grave epidemia dell’Ebola si è diffusa in particolare in Guinea Conakry, Liberia e Sierra Leone, con gravi perdite tra la popolazione locale, come ampiamente diffuso dai mezzi di comunicazione. L’AMU, ong legata al Movimento dei Focolari, è impegnata nella lotta al virus in vari modi. Chiediamo a Stefano Comazzi, uno dei responsabili, di parlarcene.

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Anche da ammalati si può amare

Anche da ammalati si può amareGuardare alle necessità di chi ci sta accanto può aiutarci a superare la paura e l’angoscia e ad uscire da noi stessi. Una storia dalla Spagna.«L’anno scorso sono stata di nuovo in trattamento oncologico per un cancro: la seconda volta è andata addirittura peggio della prima. È stato duro accettare di nuovo la malattia dopo quasi cinque anni.Le otto sessioni di chemioterapia sono durate sei mesi, poi c’è stato un periodo di riposo necessario per poter continuare con le 25 sessioni di radioterapia in un ospedale che dista circa 30 km da casa mia.

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L’utilizzo del Dna nella criminologia

L’utilizzo del Dna nella criminologiaIl presunto assassino della giovanissima Yara Gambirasio è stato scoperto grazie a degli esami genetici che ne hanno reso univoca l'identificazione. Come è accaduto? Il parere del medico.

Il Dna, molecola nota per la sua caratteristica struttura a doppia elica, è presente in copia identica in tutte le cellule di ogni essere vivente ed ha la capacità di immagazzinare le informazioni necessarie alla sintesi delle proteine che compongono il suo intero organismo.

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Disabilità: il valore

Disabilità: il valore dell’esistenzadell’esistenza. Ada e Marco Espa, originari della Sardegna, raccontano la propria esperienza con la figlia disabile. La scoperta, pur nelle difficoltà affrontate, del valore e della dignità della vita.

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Quando il dialogo diventa accoglienza

Quando il dialogo diventa accoglienzaTestimonianza di un volontario di un centro di sostegno ai tossicodipendenti, di convinzioni non religiose, che trova nel dialogo maturato nell’ambito dei Focolari, uno strumento per accogliere il dolore dell’altro.Tre anni fa ho intrapreso un percorso di volontariato in una Comunità di Roma che si occupa delle dipendenze. Il Centro, nato nel 1978 come supporto e sostegno alle persone tossicodipendenti, è giunto oggi ad occuparsi di problematiche molto più ampie, non più limitate solo alla tossicodipendenza.

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Questione eutanasia, un’esperienza dall’Australia

Questione eutanasia, un’esperienza dall’AustraliaDall’assistenza volontaria ai malati terminali nasce in R. una particolare sensibilità verso chi soffre. L’esperienza così maturata lo aiuta a consigliare un’amica in una situazione estrema.

«Negli ultimi 25 anni ho avuto l’occasione di visitare tante persone ammalate, specialmente i malati terminali, nella mia comunità parrocchiale. E posso dire che ho vissuto tante forti esperienze stando accanto a loro. Un pomeriggio sul tardi, mi arriva un email da una ex-collega. È stato come un fulmine a ciel sereno. Diceva: «Immagino che nessuno ti abbia mai chiesto una cosa simile. 

 

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Il mio contributo al Congresso “Quale medicina?

Il mio contributo al Congresso “Quale medicina?Tra globalizzazione, sostenibilità e personalizzazione delle cure”.
Pensando al titolo mi vengono da dire molte cose che sono successe lungo la mia vita di medico e che, credo, siano importanti.
Da studente mi colpì che la medicina che stavo imparando puntava a risolvere i singoli problemi della salute della persona e contemporaneamente la persona veniva smembrata, lo stomaco non era in relazione con la congiuntiva, la prostata col cervello, la mammella con la cistifellea. E così via.Allora cercavo libri che parlassero dell’uomo come un tutto, un tutto che non so se avrei guarito, però che questi libri almeno mi mostrassero che siamo un’unità mente-corpo e che tutto è correlato.

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La strada fiorita: convivere con l’Alzheimer

La strada fiorita: convivere con l’AlzheimerLa testimonianza, diventata libro, di una poetessa e infermiera della Corea del Sud. Il volume ha ottenuto un premio dal Ministero coreano della Sanità e del Benessere.

«Mia madre, ottantenne, ha cominciato a fare passi nella strada fiorita:
pian piano smetteva di ragionare e vedeva le cose con il cuore.

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Medicina, la persona al centro

Medicina, la persona al centro«Sono in piedi vicino al Carrello delle Emergenze, quando vedo 2 figure slanciate, perfettamente truccate e abbigliate. Dal fondo del corridoio arriva un bambino, con una tuta dalla misura un po’ troppo grande, esitante nell’andatura, stupito nello sguardo, con un aeroplano stretto al petto.Mi chiedo chi sia la madre, perché non somiglia a nessuna delle due,che tra l’altro rispondono in coro ad ogni domanda anagrafica e sulla salute del piccolo…

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Nessun prossimo ci sfiori invano

Nessun prossimo ci sfiori invanoLa cruda realtà della morte ci riporta all’essenza della vita nell’attimo presente. La storia di Giuseppe.Qualche giorno fa una collega mi ha inviato un messaggio che diceva: «ho appena saputo in chiesa che è morto Giuseppe, il tipo che chiedeva sigarette e caffè, l’amico di Michele. Poverino…».Mi è sembrato impossibile… ma anche questa volta è stata più forte la certezza che nulla avviene a caso e che certamente aveva compiuto il suo viaggio. Giuseppe, un uomo debole, con qualche ritardo mentale, era solito venire a intrattenersi fuori al nostro ufficio, con qualcuno che usciva per fumare e con noi stessi, quando nei momenti di pausa uscivamo a prendere una boccata di aria fresca.

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Sarò Qualcuno

Sarò QualcunoSono tornata a casa ieri sera. Questa notte ho dormito in salotto, sul divano. Ho chiuso la porta a chiave, per impedire a mia nonna di entrare. Ma non è facile dormire in quella stanza, sembra di essere accampati, furtivi, a casa propria. Nonna è peggiorata. La sua malattia sta stravolgendo la quotidianità della mia famiglia. Non dorme, se la fa sotto, nasconde gli oggetti, accusa babbo e mamma di averle rubato i soldi, ogni giorno alle 14.30 scende in cucina, vestita di tutto punto e chiede a babbo di accompagnarla a casa sua.Oggi ho aiutato mamma a lavarla, costringendola, quasi con la forza, ad entrare nella doccia. È estate, fuori, il sole chiama il mare. Ed è qui che sono, a cercare un po' di pace. Ma non ci riesco. Qualcosa mi urla dentro.

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Se mio figlio mostra come si ama

Se mio figlio mostra come si amaHa commosso tutti domenica questo abbraccio di Papa Francesco a un bambino affetto da paralisi cerebrale, cercato tra la folla in piazza San Pietro. Dominic si chiama quel bambino. E ieri suo padre - che si chiama Paul Gondreau, ed è un docente di teologia statunitense - ha proposto una riflessione sull'abbraccio tra il Papa e suo figlio pubblicata sul sito Catholic Moral Theology. La proponiamo qui in una nostra traduzione dall'inglese.

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Congo. Un medico di fronte alla sfida dell’AIDS

CongoUn medico congolese racconta come affronta la sfida quotidiana della lotta contro l’AIDS, mettendo i malati al centro. Il suo contributo alla costruzione di una società migliore.
«Sono medico, specialista in malattie infettive, e sono in contatto con i pazienti sieropositivi e malati di AIDS da circa 30 anni. Sono il referente per questa patologia nell’ospedale dove lavoro a Kinshasa (Congo).

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Medici per la riconciliazione

solidarietàEsperienza di un volontario dei Focolari, che lavora come medico ginecologo in un ospedale. Il suo operato a favore delle vittime dei disordini, a qualsiasi confessione appartengano, ha suscitato una rete di solidarietà tra i medici, un seme di pace.
«Quando sono scoppiate le manifestazioni e sono avvenute le prime sparatorie, hanno portato nel nostro ospedale tante persone ferite. La situazione era caotica e la gente aveva tanta rabbia. Mi sono messo subito a disposizione e nonostante il pericolo sono andato sul posto per curare i feriti passando posti di blocco di gente armata. Dentro di me avevo la sicurezza che non sono da solo,

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India, come vivo la Regola d’Oro

India, come vivo la Regola d’OroDi fronte ai monsoni, al gelo, alla depressione o alla povertà, gesti concreti di condivisione, nella vita quotidiana raccontati da una dottoressa indù.
Mi chiamo Vijaya Bhatia, sono di religione indù e aderisco allo spirito del Movimento dei focolari dal 1988. Il contatto con Chiara Lubich mi ha aiutato a capire meglio la mia religione. Mi ha reso più generosa nel condividere pensieri, beni materiali e tutto quello che ho, ma con mia sorpresa quando do qualcosa, mi ritorna il centuplo. L’ho sperimentato molte volte.

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La salute integrale della persona

La nascita della clinica “Agape”, centro sanitario che aderisce all’Economia di Comunione divenuto punto di riferimento per la vita sociale e culturale della città
Io nella proposta dell’Economia di comunione ho intuito una potenzialità nuova, perché riguarda l’uomo nella sua integralità. Tutta l’attività economica e produttiva deve essere orientata al “dare”, un dare che coinvolge i rapporti con le persone.

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Dio è Amore anche nella malattia?

Dio è Amore anche nella malattia?La testimonianza, raccontata ai 12.000 giovani radunati al Genfest 2012 a Budapest, di un giovane cristiano egiziano. Credere all’amore di Dio anche quando il dolore bussa forte nella sua famiglia e nella sua vita.Mi chiamo Magued e sono cresciuto in una famiglia cristiana. Quando avevo tre anni, a mia mamma è stata diagnosticata la Sclerosi Multipla. Questa malattia, continuando ad evolversi, l’ha resa paralizzata e non vedente. Insieme al babbo, a mio fratello e a mia sorella, ho imparato ad aiutarla. Sognavo, però, ...

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Una luce nella malattia

Una luce nella malattia«Quando circa 4 anni fa, a Fernando era stata diagnosticata la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), un brivido aveva attraversato tutta la mia persona – racconta Maria -. Ero sgomenta e piena di paura. Lui intuendo il mio stato d’animo, mi ha sussurrato: “Io sono pronto, vedrai che Dio ci darà la grazia per questo momento prezioso”. Mi sono sentita rinascere: anch’io voglio aderire al disegno d’amore che Dio ha preparato per noi. Così iniziamo quest’avventura.

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Pensami già grande

Pensami già grandeUn figlio amato, un figlio disabile che deve volare con le sue ali, per realizzarsi pienamente secondo i suoi desideri. L'esperienza di una mamma. Silvana si muove con leggerezza per casa e fa mille cose  con la laboriosità dell’ape e la delicatezza della farfalla. Èattenta a tutto e soprattutto a tutti coloro che incontra, per i quali ha sempre una parola di interessamento. Un occhio vigile all’orologio perché l’efficienza è per lei,  saper anche scandire il tempo. Ma non se ne cruccia e per questo a me sembra un pozzo di saggezza e di equilibrio tutto femminile. Sembra giovane ancora e solo quando si affianca al figliolo, allora hai la certezza che questi suoi anni siano portati proprio bene. Davide infatti è già un giovanottino della scuola media, più alto di lei, cresciuto in fretta, sembra un principe biondo. Fra una cosa e l’altra Silvana osserva limpidamente, senza pretese: «Sono contenta di Davide, ha imparato a fare da solo, sa studiare e ha capito che tutto dipende da lui e dalla sua buona volontà. Io ho fiducia nelle sue possibilità. Questa fiducia l’ho sempre avuta, anche quando molti intorno mi dicevano che non c’era da aspettarsi molto da un figlio disabile. E mi guardavano anche con un po’ di compassione». Silvana si ferma e sorride, poi continua. «E ho avuto ragione, Davide ha vinto molte battaglie, ha preso buoni voti ed è stato promosso anche quest’anno.

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La mente inquieta

La mente inquietaQuando la malattia mentale bussa improvvisa alla porta. Ero un marito poco presente a casa: il mio lavoro comportava assenze prolungate. Quando sono arrivati i figli, dopo qualche tempo mia moglie ha lasciato il lavoro. Tutto sembrava rasserenato e più gestibile, invece proprio allora cominciai a notare qualche cambiamento in lei: difficoltà di comunicazione, freddezza, peggioramento della nostra vita affettiva con un suo allontanamento da me. Finché pensai che il nostro destino fosse come quello di tante coppie che non hanno più niente da dirsi.

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Accogliere la malattia in famiglia

Accogliere la malattia in famigliaDi fronte alla malattia o si decide di guardarla in faccia sapendo cogliere i segni di un percorso che sei chiamato a fare, o la scansi e non ne vuoi sentir parlare. Marisa e Francesco hanno preferito la prima via.

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Associazione SALUS umanità nuova con i malati di aids

(E’ giusto aiutarsi) nel villaggio di KoudougouASSOCIAZIONE SALUS – Scopo dell’Associazione Salus è favorire l’affermarsi di una cultura dell’accoglienza, della solidarietà e della vita, rivolgendo la propria attività di volontariato a persone malate di AIDS e/o sieropositive. Medicina Dialogo Comunione è partner dell’Associazione Salus in alcuni progetti di cooperazione sanitaria in Senegal e Burkina Faso. L’obiettivo è quello di sensibilizzare e informare sull’infezione da HIV, sostenendo le fasce più deboli della popolazione, con particolare attenzione alle donne in gravidanza e ai loro figli, promuovendo atteggiamenti di consapevolezza ed autonomia. Gli interventi permettono di avvicinare la popolazione vulnerabile ai servizi presenti sul territorio, in collaborazione tra istituzioni e società civile.

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ASSOCIAZIONE CHIARA LUBICH

Associazione Chiara LubichPER LA PNEUMOLOGIA – ONLUS –  L’Associazione, una tra le tante iniziative ispirate alla figura e al carisma di Chiara Lubich, è nata nel 2011, per iniziativa del prof. Salvatore Valente, responsabile dell’UOC di Pneumologia del Policlinico Gemelli. Gran parte delle malattie respiratorie croniche evolvono inesorabilmente in una progressiva insufficienza respiratoria e invalidità. L’OMS prevede che entro pochi anni questa condizione rappresenterà la terza causa d’invalidità e di morte nel mondo. Le persone afflitte da tali patologie subiscono drammatici condizionamenti sia sul piano fisico che psicologico, con una dipendenza crescente dall’assistenza di altre persone e da terapie strumentali di sostegno. Questa fase finale della loro vita, grazie anche ai progressi della scienza medica, può protrarsi per anni, talora oltre un decennio. Chiara Lubich, afferma il prof. Valente, negli ultimi anni della sua vita terrena ha affrontato con piena consapevolezza ed esemplare capacità di sopportazione questo percorso di sofferenza, accettando la progressiva perdita della sua autonomia fisica, accompagnata e sorretta dalle persone che l’hanno amata e che partecipavano intimamente alle sue sofferenze.

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ASCOLTARE LE SOFFERENZE

ASCOLTARE LE SOFFERENZEper la cooperazione interreligiosa in medicina - Il 29 gennaio all’interno della “Casa Accoglienza” dell’azienda ospedaliera San Camillo - Forlanini di Roma si è svolta l’assemblea nazionale di Religions For Peace, l’associazione internazionale dedita alla promozione del pluralismo religioso e impegnata a bonificare il rapporto tra le fedi. Ad aprire i lavori Luigi de Salvia, segretario generale della sezione italiana di Religions for Peace, che nel 2008 ha fondato con colleghi di varie tradizioni l’Associazione “Ascoltare le Sofferenze” per la cooperazione interreligiosa in medicina, con la quale MDC condivide lo spirito di promuovere accoglienza e solidarietà nelle strutture sanitarie.

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Scene dall’Africa

Scene dall’AfricaCarlo è medico in un dispensario a Man, una città di 100.000 abitanti in Costa d’Avorio, Africa Occidentale. Il dispensario fa ciò che il non lontano ospedale non può fare: accoglie a un costo simbolico tutti i tipi di malati (salvo i feriti gravi).Carlo visita 50-60 persone al giorno. Ha raggiunto, in questi anni di lavoro con la sua équipe, il traguardo dei 10.000 pazienti.

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Il centro sanitario di Jardim Margarida: un’azione comunitaria

 un’azione comunitariaStoria di un medico, specialista in salute pubblica a S. Paulo, e del suo lavoro in favore dei meno abbienti

Da 15 anni sono dipendente comunale presso il comune di Vargem Grande Paulista, vicino a S. Paolo.  Dal 2002 al 2004 sono stata direttrice tecnica e assessore municipale della Sanità. In quel periodo ho potuto conoscere meglio il Movimento dei Focolari e lavorare insieme in un programma per la salute della famiglia; abbiamo così costruito un centro sanitario in un quartiere chiamato Jardim Margarida, vicino al Centro Mariapoli nella Cittadella del Movimento dei focolari. Abbiamo un obiettivo comune: lavorare per tutta la comunità senza discriminazioni.

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Formazione e Università

Formazione e universitàDevo innanzitutto premettere che, sin dalla mia prima decisione di affrontare la carriera medica, decisione sofferta perché inscritta in una tradizionale familiare alla quale volevo con determinazione sottrarmi, ho considerato la mia attività, professionale prima e dopo scientifica, funzionale a un percorso di servizio alla società, alla comunità dei lavoratori e al cittadino. Dunque ho sempre evitato il riferimento a considerazioni che ritengo viete e scontate come quelle della “missione” e dell’abnegazione al malato.

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Relazione e guarigione

Relazione e guarigioneTutti i contatti che abbiamo ogni giorno con la gran parte dei pazienti, soprattutto quelli che soffrono di malattie gravi (grave inteso non solo dal punto di vista della prognosi per la vita, ma anche di una malattia cronica invalidante o che provoca sofferenza), possono risultare fondamentali nella formazione professionale di un medico. Il rapporto con questi pazienti spesso si realizza su di un piano psicologico molto delicato perché il malato vede nel medico la persona che può aiutarlo e in lui ripone fiducia e aspettative per il proprio futuro.

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Il paziente, testimone di amore

Il paziente, testimone di amoreForse è limitativo riferire un episodio particolare, in quanto la interrelazione è sempre determinante per la formazione professionale, per cui sarebbe sminuire un po’ questa potenzialità, che è sempre in divenire, notarne uno come particolarmente significativo. Tuttavia, sforzandomi di ricercare più nel bagaglio del cuore che in quello delle memoria e della ragione, mi viene in mente Maria V., anche perché evento legato agli albori della mia professione, e si sa che la memoria è presbite, come (ahimè) i miei occhi, ormai.

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Educarsi alla relazione

Educarsi alla relazioneDevo premettere che in pediatria ci troviamo di fronte ad un interlocutore indiretto e cioè al genitore che parla e comunica con il medico al posto del bambino. Questo è vero soprattutto nelle prime fasi della vita in cui la relazione con il bambino passa principalmente dalla mamma. Ricordo, a questo proposito, un colloquio, appena uscito dall’ospedale, durante il quale ho provato una sensazione di frustrazione. Una mamma e una nonna mi hanno espresso le loro difficoltà nell’alimentare un bimbo di circa un anno.

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Organizzazione, base per l'umanizzazione

Organizzazione, base per l'umanizzazioneLa mia esperienza fa riferimento in particolare agli anni in cui, nell’Ospedale “C. Forlanini” di Roma, sono stato dirigente del Servizio accettazione-astanteria-pronto soccorso pneumologico, dal 1977 al maggio 1984 e Primario della VI Divisione pneumologica (1984-1989), quindi della XIII Divisione pneumologica dal settembre 1989 sino al pensionamento, avvenuto nel 1996. E va inserita in un contesto preciso: la trasformazione della “sanità” in seguito all’applicazione della Legge Mariotti che istitutiva il Servizio Sanitario Nazionale.

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Accompagnamento alla morte e accettazione della vita

vasi comunicantiLe malattie che seguiamo, le leucemie acute, hanno oggi una prognosi piuttosto buona: circa l’80% dei bambini, se adeguatamente trattati, “guarisce”.Il 20% però nonostante tutto oggi non ce la fa e in un periodo più o meno lungo (non superiore ad alcuni mesi) muore. Non è vero che ci si abitua a questa realtà: ogni bambino, se lo accompagni durante il suo cammino di malattia, ha bisogno di te, ma anche tu di lui e vicendevolmente ognuno impara dall’altro. È bella l’immagine dei vasi comunicanti: se dai devi essere però capace e volonteroso anche di ricevere. 

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Medicina e Tecnologia

Medicina e TecnologiaLa medicina oggi è “malata” perché si trova di fronte ad un nuovo pericoloso potere: il potere tecnico-scientifico. Stiamo assistendo infatti ad un’evoluzione della medicina che da arte puramente osservativa e descrittiva è divenuta scienza tecnologica, che fonda il suo sapere e i suoi progressi su nuove indagini diagnostiche, sulla biotecnologia, sull’uso dell’informatica, con l’obiettivo di raggiungere traguardi impensabili come l’eliminazione delle malattie e della vecchiaia.

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I fondamenti del volontariato ospedaliero

I fondamenti del volontariato ospedalieroIn vicinanza del momento in cui è necessario dire: «Ora tocca voi proseguire», vorrei consegnare i fondamenti dell’esperienza, della tradizione e della cultura sia dell’AVO (Associazione Volontari Ospedalieri) che della AFCV (Associazione Fondatori di una nuova Cultura per il Volontariato).È naturale che questo momento sia giunto per diverse ragioni: l’anagrafe che aggrava di giorno in giorno il divario fra ciò che dovrebbe essere fatto e ciò che in concreto si fa,

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La scienza del cuore

La scienza del cuoreEro di turno quella notte.Verso le 23, passando accanto alla stanza di Sergio, paziente terminale per neoplasia polmonare, ero tentato di filar via dritto, “tanto non posso far nulla!”, mi dicevo. Ma fu più forte di me ed entrai: solo ma tranquillo, mi guardò e gli chiesi: «Allora, come va?», ruotò il palmo delle mani, allargò un po’ le braccia e sorrise... di cuore, quasi come per ringraziarmi per quel piccolo gesto inatteso.

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Essere medico, essere dono

Essere medico, essere donoCome medico, mi sono chiesto quale fosse il “cuore” di questa mia scelta e, avendo avuto una scuola personale di esempi tutti dediti al servizio, mi sono reso conto del “dono” che posso essere per gli altri.Il dono è quello di fare qualcosa di vero, di sentirsi utile, di essere mezzo per lenire la sofferenza, di dare sollievo a chi vive la “condizione” del dolore fisico, psicologico, in definitiva di mettere a disposizione degli altri i migliori anni e...

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La formazione del chirurgo

La formazione del chirurgo tra umanesimo e tecnologiaTra umanesimo e tecnologia. Nel mio lavoro sono stato sempre particolarmente attratto dal reparto e dalla sala operatoria. Come un tempo la “bottega”, era il luogo dove gli allievi guardavano lavorare i Maestri e imparavano i segreti del mestiere, così il reparto e la sala operatoria sono la “bottega” del chirurgo: è lì che si impara quello che non si trova sui libri.

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Pazienti, osservatori e testimoni

Pazienti,osservatori e testimoniDi fratellanza. Il nostro mondo, così teso in modo cieco e sfrenato al profitto e allo sfruttamento degli uomini da parte di altri uomini, ha diffusamente e progressivamente eroso l’affermazione di Chiara Lubich, ovvero il concetto e il sentimento del dono, dell’amore, soprattutto per quanto riguarda i bambini, che sono gli individui ai quali ho fino ad oggi dedicato tutta la mia vita professionale, e non solo.

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Il mio rapporto con il malato

il mio rapporto con il malatoMi piacerebbe scrivere che ho sognato fin da bambino di fare il medico. In realtà sono diventato medico per caso.Ricordo ancora il giorno in cui mi recai a salutare la signora Angelina Freda Padrone, preside del liceo di Larino, dopo aver superato gli esami di maturità, e la signora mi chiese quale fosse la mia scelta per il futuro. Non avevo una scelta. Legge, ingegneria, medicina forse…

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Una testimonianza di comunione medico-paziente

comunione medico_pazienteCome primario patologo dell’Ospedale dei bambini di Milano ho istituito, con atto formale, nel 1960, il “Centro di eubiotica umana”, per realizzare, nell’ambito della nostra medicina tecnologica, una medicina detta naturale, quindi rispettosa delle leggi naturali, considerando l’uomo un ecosistema, fatto di corpo, psiche e spirito. Ipotizzando, di conseguenza, una patologia e una cura ai 3 livelli.

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Il rapporto medico-paziente nell'era della specializzazione

specializzazioneLa metodologia della conoscenza in medicina, al giorno d’oggi, si avvale della sempre più spinta e ardita analisi dei fenomeni patologici, e in particolare della sempre più efficiente loro analisi biologica. Si assiste perciò ad un approccio di tipo riduttivo, si suddivide sempre di più l’analisi biologica per meglio descriverla.

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Il significato di relazionalità in Medicina Omeopatica:

medicina omeopaticaIl ruolo e la prospettiva del medico. Una donna racconta: «Cos’è la malattia? Io sono considerata una persona malata, anzi, malatissima perché affetta da una malattia inguaribile: la policitemia vera. Questo, almeno, è quello che pensa la medicina ufficiale, la stessa che mi ha considerata sana quando invece sentivo di stare male.

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Umanità e malattia

umanità e malattiaLe competenze comunicativo-relazionali del medico e, più in generale, dell’operatore sanitario, stanno assumendo oggi giorno un’importanza rilevante tanto per ascoltare l’altro (persona malata o familiare), comprendendone esigenze e paure, quanto per imparare ad ascoltare se stessi e le proprie emozioni.Le sole conoscenze tecnico-scientifiche, infatti, non sono più sufficienti da sole ad attuare programmi di promozione della salute pubblica né a definire le basi della professionalità medica.

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La dimensione più vera

La dimensione più veraHo molti pazienti anziani e spesso mi capita che qualche anziano ammalato mi chieda titubante se sono disponibile ad accettarlo come paziente, magari perché non accettato da altri medici. È vero che ogni volta mi viene la tentazione di non prendermi carico di situazioni che so in partenza significare frequenti visite domiciliari, accertamenti e ricette in più, ma ogni volta mi rendo conto che sono proprio loro, quelli che più mi costano perché irrimediabilmente ammalati, che mi danno la dimensione più vera del mio essere medico, che ha la sua radice nella possibilità di condividere ogni giorno l’esperienza più vera e profonda dell’uomo: il dolore. 

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Santità sconosciute

santità_sconosciuteMi ero specializzato da poco in psichiatria e venni chiamato per una consulenza in un monastero di clausura. Dopo aver visto il da farsi, decisi di seguire più da vicino alcune situazioni che mi avevano presentato e cominciai a frequentare con una certa regolarità la comunità.Un giorno conobbi una strana monaca che viveva per conto suo in un bilocale del monastero stesso. Mi si presentò con un gran sorriso, ma non mi sfuggì qualcosa di “stonato” nei suoi modi e nel suo sguardo.

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Dolore e natura

Dolore e naturaJohn Zachary Young, uno degli studiosi del cervello più geniali che abbia incontrato, diceva che non ci stupiamo, e possiamo anche dirci d’accordo, se qualcuno ci dice che i muscoli e la macchina a vapore fanno lo stesso lavoro, ma resteremmo davvero molto perplessi se qualcuno dicesse che sia il computer che il cervello pensano.

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Dottore, cosa ho veramente?

cosa_ho_veramente?Ogni giorno del mio lavoro di medico di famiglia riscopro con gioia quale importanza vitale abbia per me vivere la mia giornata lavorativa puntando a costruire rapporti veri con i miei pazienti. Me ne accorgo magari in quei giorni in cui, per stanchezza o preoccupazioni personali, mi ritrovo ad aver visitato tutto il giorno con approssimazione o distrazione e mi sento vuoto, ancor più stanco, e mi viene la noia per un lavoro che mi appare monotono, ripetitivo.

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Il contatto con il paziente, formazione continua all'interrelazione

il contatto con il pazienteHo ricevuto questo invito a scrivere un breve elaborato per gli atti del congresso “Comunicazione e relazionalità in medicina: nuove prospettive per l’agire medico”.Devo riconoscere che la richiesta mi ha lasciato alquanto perplesso.In genere, sono solito badare più alle cose pratiche e pragmatiche, almeno nell’ambito dell’oncologia, che alle disquisizioni teoriche. Ho messo il tutto nel cassetto. Però un piccolo tarlo continuava ad agire, soprattutto per l’amichevole rapporto con la collega che mi aveva invitato.Così ho deciso di mettermi davanti al foglio bianco e vedere cosa succedeva. Ho scoperto che mi è molto più facile scrivere un lavoro scientifico o una relazione clinica. 

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Il dolore innocente

Il dolore innocenteQuasi quotidianamente mi trovo in situazioni in cui ogni logica umana è destinata a saltare per far posto agli interrogativi del mistero. Di fronte a bambini con difetti congeniti gravi, concepiti già ammalati e che si tenta i tutti i modi di non far nascere, intuisco spesso, e non so spiegare a parole, che questo incontro non è fortuito ma carico di significati. I bambini concepiti già ammalati mi si presentano come un grande dono per l’umanità e un occasione unica offerta agli uomini per diventare e dimostrarsi tali. Il dono di questi martiri inermi e innocenti consiste nel farci avvicinare alla vita con ottiche che esulano dal senso comune, ma che allargano gli orizzonti dello spirito.

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Relazione medico-paziente: trattamento di prima scelta?

effetti_pratici_della_comunicazione_in_medicinaGli effetti pratici della comunicazione in Medicina

Chiedersi se la relazione ha un ruolo nel conseguimento degli scopi della medicina presuppone in via preliminare la definizione di tali scopi: che cosa ci proponiamo noi tutti, ciascuno nel suo ruolo, come medici?Una risposta in termini comuni può essere: aiutare le persone a vivere di più e meglio. In altre parole, potremmo dire: ridurre il numero dei decessi prematuri e migliorare la qualità di vita.Per la loro stessa natura, questi obiettivi lasciano spazio ad un continuo miglioramento. Possiamo chiederci in quale misura oggi la medicina riesca a perseguirli.

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Rapporto medico-paziente: aiuta a guarire?

med002Non sono un esperto di comunicazione, né tantomeno di psicologia. Sono medico da 32 anni, con la precisa ed immediata scelta della chirurgia, e dell’università. Ma nella mia esperienza ci sono anche circa 13 anni di medicina di base e 10 anni di guardia medica; quelli risalenti agli inizi della mia professione, quando era necessario mantenersi in qualche modo: allora gli specializzandi non erano retribuiti in alcun modo, anzi…l’ambiente universitario era prodigo di promesse e prospettive, ma estremamente avaro in realizzazioni e risorse economiche.

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Una prospettiva della fraternità in medicina: Medicina Dialogo Comunione

Firenze_la _fraternitàAbbiamo ascoltato dagli interventi precedenti come la fraternità abbia una plausibilità scientifica, oltre che avere origini profondamente radicate nella storia e, soprattutto, nelle religioni ebraica, cristiana, islamica. L’associazione Medicina Dialogo Comunione (MDC) intende offrire il proprio contributo per una medicina fondata sul rispetto dell'uomo nel suo insieme (corporeità, spirito, cultura), con l’obiettivo di sostenere una antropologia medica basata sulla centralità della persona.

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E’difficile dirsi preparati

difficileDirsiPreparatiElena era una neonata di 4 giorni in condizioni ormai gravissime per le conseguenze di un fatto acuto imprevedibile.
Quando si è capito che non c’erano prospettive di miglioramento, per me è stato molto importante condividere con i genitori la decisione di non proseguire cure intensive che non avrebbero condotto a nulla e la necessità invece di somministrare una terapia antalgica efficace. I neonati sono infatti pazienti che non esprimono il dolore chiaramente, ma non possiamo dimenticare questo aspetto.
La sera in cui appariva ormai chiaro che Elena ci avrebbe lasciato, ho fatto un breve incontro con le infermiere di turno con me ed abbiamo deciso di attrezzare un angolo della Terapia Intensiva in modo da dare un po’ di privacy ai genitori che hanno scelto di esserle accanto fino alla fine.

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Tutto uguale e tutto diverso

EtiopiaQuando sono partita per l’Etiopia, sapevo di tornare in un luogo dove ero
già stata e questo mi sembrava un grande vantaggio perché pensavo che mi
sarei ambientata in fretta ed avrei ripreso in un certo senso dal punto in
cui avevo lasciato 4 anni fa.

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Lettera di un paziente

lettera al personale assistenziale dell' Ospedale dove è stato ricoverato, nell'ultimo periodo della sua vita

Egregi Signori,
ho avuto occasione di essere ospite della Vostra struttura per una neoplasia polmonare in stato avanzato.
Da venticinque anni la mia professione (lavoro per una società che commercializza  prodotti per laboratorio di analisi) mi ha costantemente portato a contatto con la sanità italiana, sperimentandone giorno dopo giorno il lento e costante declino sotto molteplici aspetti.Inefficienza, degrado, opportunismo, qualunquismo, superficialità, arroganza, arrivismo sono solo alcuni degli aggettivi che mi sento di utilizzare per descrivere quanto ho vissuto in questi anni ogni qualvolta ho messo piede in un laboratorio pubblico o ho avuto a che fare con l’amministrazione ospedaliera.

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Formazione e università

Devo innanzitutto premettere che, sin dalla mia prima decisione di affrontare la carriera medica, decisione sofferta perché inscritta in una tradizionale familiare alla quale volevo con determinazione sottrarmi, ho considerato la mia attività, professionale prima e dopo scientifica, funzionale a un percorso di servizio alla società, alla comunità dei lavoratori e al cittadino. Dunque ho sempre evitato il riferimento a considerazioni che ritengo viete e scontate come quelle della “missione” e dell’abnegazione al malato.La cura del malato, secondo la mia concezione che è anche sociologico-politica, è la cura di una parte della società che soffre della malattia del singolo, in termini sociali ed economici. Dunque il rapporto con il paziente è anche rapporto con la società in cui il paziente vive e lavora. In primis la famiglia che deve essere portata all’attenzione del medico come nucleo essenziale della comunicazione clinica. È nell’ambito familiare che il paziente sopporta le sue sofferenze che inevitabilmente di estrinsecano e si riverberano sulla comunità di primaria vicinanza. Se poi si tratta di una patologia trasmissibile o infettiva, tale cura comunicativa assurge a rilievo di primaria importanza. La seconda area di impatto del paziente è con la comunità di lavoro, il collettivo lavorativo, in cui si riversa l’assenza della capacità lavorativa interrotta dalla fase di malattia. A tale comunità si deve anche rivolgere il curante nello sforzo di anticipare termini prognostici e riabilitativi, atti a configurare una nuova programmazione nell’ambito dell’ambiente di lavoro.

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Il rapporto medico-paziente e il lavoro in equipe

Il rapporto medico-paziente e il lavoro in equipe


Mentre la moderna medicina, sempre più basata su metodi scientifici rigorosi (medicina delle evidenze) sta registrando risultati molto positivi in tutte le sue specializzazioni, più che mai si avverte un’insoddisfazione diffusa e crescente da parte di coloro che sono destinati a beneficiare di tali risultati: i pazienti e i loro familiari.

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L'accoglienza alla vita

L’arte di relazionarsi, proprio perché è più un’arte che un metodo, può perfezionarsi e affinarsi, ma non può essere insegnata.

L’insegnamento deve essere quello che ognuno può trovare in sé, la sua migliore capacità di relazionarsi e i migliori principi per farlo sono quelli cristiani:
la Carità come virtù dominante (1 Cor 13: «Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!») e il rispetto, cardine dell’amore, verso il prossimo, da applicarsi in ogni forma di contatto con il malato.

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Medicina e solidarietà

«Io sono stato creato in dono a chi mi sta vicino e chi mi sta vicino è stato creato in dono per me»: bellissime parole, ma come è possibile realizzarle sul piano pratico ed educativo visto l’epoca in cui viviamo?

In un periodo, come l’attuale, in cui dominano la tecnologia da una parte e il ritorno economico dall’altra, puntare esclusivamente sul messaggio etico individuale non può ormai più portare a risultati pienamente soddisfacenti.È indispensabile, invece, trovare le motivazioni giuste per discutere di una “nuova solidarietà” 1. «Nuova» perché oltre ad essere basata sui principi etico-religiosi, sappia anche trovare una giustificazione in comportamenti capaci di ottimizzare l’efficacia e l’efficienza degli interventi assistenziali realizzati non attraverso iniziative singole, ma con la partecipazione di tutta la comunità. È proprio il settore medico-assistenziale in cui risulterebbe particolarmente utile realizzare un’educazione alla solidarietà basata su risultati ottenuti da ricerche di biologia o di medicina clinica. Ad esempio, diversi studi documentano l’efficacia del supporto affettivo sul decorso di malattie comuni come l’infarto del miocardio, l’ictus cerebrale o la malattia di Alzheimer.

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Rapporto medico-paziente: condizione di umanità

Ho iniziato la mia carriera professionale di medico in Germania e dopo aver lavorato per quattro anni in una clinica di riabilitazione della Foresta Nera, mi sono trasferito in un ospedale per acuti nella città di Offenburg. Un giorno in terapia intensiva era stato ricoverato un paziente, originario della Germania Orientale, che aveva potuto emigrare in quella Occidentale solo dopo aver raggiunto l’età della pensione; il governo della Repubblica Democratica Tedesca infatti, mentre non permetteva che nessun cittadino in età lavorativa abbandonasse il paese, favoriva l’uscita dei pensionati che ne facevano richiesta, lasciando così che fosse poi la Germania Federale a farsi carico della relativa spesa pensionistica.

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Dalle due parti della barricata: un medico paziente

Come diventai oncologo

Una mattina del 1960 volai a Montreal, grazie a una borsa di studio, frequentai il Santa Cabrini Hospital. Fu un’esperienza positiva e non solo per la mia attività professionale. I colleghi furono gentili e disponibili, ma furono soprattutto quelle sante donne delle suore ad aiutarmi nelle prime settimane. Così come la loro fondatrice aveva preso a cuore l’assistenza agli emigrati, loro presero a cuore questo giovane medico emigrante e mi insegnarono non solo a parlare un inglese corretto e fluente, ma anche che l’assistenza ai malati deve essere sia tecnica che umana… e soprattutto a colloquiare e ascoltare i pazienti…

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La relazione medico-paziente e l'handifobia

Una certezza che emerge da anni di contatto con pazienti piccolissimi è che quando il rapporto con il malato è a senso unico, sicuramente è un rapporto non corretto. In altre parole, con il tempo si impara che sia il paziente che il medico hanno bisogno l’uno dell’altro. E non in senso “moralista”, ma in senso pratico: quante cose si imparano quando si ascolta chi soffre... quante cose si vedono quando si va oltre la routine e la somministrazione rituale di medicine... Si vedono segni e sintomi che prima sfuggivano. Uno sguardo e un silenzio mostrano un disagio o un esito positivo, più di certe analisi. E da questo, il passaggio ad un vantaggio “morale” per il medico è presto fatto. Di fronte alla sofferenza di un bambino non si può non ridimensionare le proprie visioni sulla vita, orientarle in modo giusto, lavorare più alacremente: imparare ad essere dei medici migliori.

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Coltivare l'umanità

Le interazioni medico-paziente costituiscono un fenomeno sociale complesso in cui entrambi i partecipanti intervengono con aspettative reciproche. All’interno di questa trama relazionale il processo comunicativo può influenzare, in modo rilevante, la soddisfazione sia del paziente, in relazione alla visita medica, all’accettazione delle terapie e alla riduzione delle sue preoccupazioni, che dell’operatore in termini di successo del trattamento.

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Le radici della medicina

La medicina è un’arte anche in tempi di tecnologia, che è certo utilissima, ma va usata correttamente e messa a disposizione di tutti coloro che ne abbiano necessità. La tecnologia non può sostituire il rapporto medico-paziente, la visita medica e l’esperienza clinica forte. Il rischio è di contribuire ad un riduzionismo che ignora la persona come unità inscindibile di mente, corpo e spirito. Infatti, una valida antropologia curativa considera lo sconcerto umorale dell’organismo e il danno d’organo, ma anche la crisi spirituale e la sofferenza globale della persona.Ho maturato profondamente che il mio essere medico, il mio incontro con la persona malata, è nell’ambito non solo della salute psicofisica da recuperare, ma di un progetto di Salvezza che riguarda entrambi: medico e persona che chiede aiuto. Due persone che si incontrano in un momento particolare della vita…

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I medici si raccontano - Introduzione

Introduzione

di Massimo Petrini

Io sono stato creato in dono a chi mi sta vicino e chi mi sta vicino è stato creato in dono per me (Chiara Lubich)

In occasione del Convegno Internazionale “Comunicazione e relazionalità in medicina: nuove prospettive per l’agire medico”, organizzato dalla Associazione “M.D.C. – Medicina Dialogo Comunione” e svoltosi a Roma presso il Policlinico “A. Gemelli” della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore il 16 e 17 febbraio 2007, alcuni docenti sono stati invitati ad offrire una riflessione su quanto avevano maturato nella quotidianità del loro agire medico e nell’edificazione di relazioni interpersonali autentiche.

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La relazione: l'essenza dell'arte medica - Presentazione M.D.C.

La relazione: L'essenza dell'arte medica
I medici si raccontano

15 febbraio 2008 ore 17,30

Senato della Repubblica
Sala Capitolare - Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva

Presentazione di Medicina Dialogo Comunione

(Flavia Caretta)

“Medicina Dialogo Comunione (M.D.C.)”, si è costituita nel 2003 come associazione interdisciplinare e interculturale.

Con quali obiettivi?

Certamente culturali: vorrebbe contribuire all’elaborazione di una antropologia medica ispirata a dei riferimenti precisi e cioè quelli contenuti nella spiritualità dell’unità, che anima il Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich, ma ispirata anche alle numerose esperienze realizzate in vari Paesi in ambito medico-sanitario, che sono  scaturite da questa spiritualità. Quindi obiettivi culturali, ma non solo culturali, perché si attinge ad una vita, ad una prassi.

 

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La relazione: l'essenza dell'arte medica-introduzione

Introduzione

Il volume è il risultato di una corale riflessione, fondamentalmente, sulla professionalità medica, una riflessione corale importante perché nasce dagli stessi “addetti ai lavori”,  anzi, da “qualificati addetti ai lavori”.

Vediamo allora, sommariamente, in quale contesto culturale si pone.

Un contesto assistenziale che per descrivere ricorrerò alla rivisitazione della parabola del Buon Samaritano, ispirandomi liberamente ad un commento fatto dal prof. Spinsanti, circa venti anni fa.“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico… era giunto in ospedale, in situazione grave, le conseguenze dell’aggressione avevano peggiorato le condizioni di una sua precedente patologia. Passò vicino a lui un medico, vide il “bel caso clinico”, da cui si poteva imparare molto, un contributo notevole al progresso della scienza. Mise a punto un accurato programma di ricerca e non trascurò nessun dettaglio della malattia, come risulta dall’articolo pubblicato nella rivista scientifica della sua specialità. E passò oltre, tranquillo in coscienza.

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Olismo: Il futuro della medicina?

Il notevole sviluppo della tecnologia ha permesso anche nel campo della medicina di varcare soglie impensabili nelle tecniche diagnostiche e terapeutiche. Nonostante ciò, l’insoddisfazione dei pazienti nei confronti soprattutto del rapporto col medico è aumentata, mettendo in forte evidenza i punti deboli del metodo “biomedico” classico, che dà più spazio, tra l’altro, allo studio del disturbo in sé, prescindendo dalla persona che ne è affetta.

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I determinanti sociali della salute

Il 28 agosto 2008 la "Commissione sui Determinanti Sociali della Salute" ha presentato al Direttore Generale dell'OMS i risultati di 3 anni di lavoro contenuti nel volume “Ridurre il divario in una generazione: equità nella salute attraverso azioni sui Determinanti Sociali della Salute”.

Che c’è un legame diretto fra reddito e salute, chiamato gradiente sociale, era già stato evidenziato in passato, soprattutto mettendo in evidenza le ingiustizie e le disuguaglianze in termini di cause evitabili di malattia, tra Paesi in via di sviluppo e Paesi più ricchi. Ciò che, invece, la Commissione mette allo scoperto in modo disarmante, è che esistono “gradienti di salute” anche all’interno della stessa nazione.

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Atti del Congresso Internazionale

Presentazione degli Atti del Congresso Internazionale 2007

Comunicazione e relazionalità in medicina

nuove prospettive per l'agire medico

Roma, 16-17.02.2008

 

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È importante essere legati al proprio medico?

family.jpgA questa domanda si è proposto di rispondere un gruppo di medici e studiosi di dinamiche commerciali degli Stati Uniti. Ne è nato uno studio con mille pazienti intervistati nelle sale d’attesa dei medici di famiglia.

Partendo dall’osservazione - presente in letteratura - che il grado di soddisfazione dei pazienti è maggiore quando vi è continuità assistenziale, gli autori hanno cercato di appurare se l’intensità del legame tra i pazienti ed il loro medico fosse correlata con l’aderenza alla terapia e con la correttezza delle abitudini alimentari.
A tale scopo sono stati intervistati circa mille pazienti, avvicinati nelle sale d’attesa di ambulatori di Medicina Generale del Texas, ai quali è stato chiesto di compilare un questionario precedentemente validato.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati nel numero di gennaio-febbraio 2008 degli Annals of Family Medicine 1.

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La medicina come arte

La pratica medica quotidiana, legata com’è alla relazione interpersonale, ha sempre conservato una dimensione extra-scientifica, che informa l’agire del medico in maniera decisiva, parallelamente al ragionamento clinico, fondato su fatti costatati obiettivamente, analizzati statisticamente ed interpretati alla luce delle conoscenze biochimiche e fisiopatologiche. È, tuttavia, osservazione comune che negli ultimi decenni, sotto la spinta del progresso scientifico-tecnico da un lato e di motivazioni socio-economiche dall’altro, il primo di questi due aspetti della medicina, quello che la associa alle discipline umanistiche oltre che alle scienze positive, si è andato progressivamente dileguando.

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Non trascuriamo la salute mentale

Il numero 9590 di The Lancet (14/9/2007) dedica diversi articoli alla salute mentale, affrontando il problema - com’è costume della rivista - da una prospettiva globale e sottolineandone gli aspetti sociali. Vorrei segnalare in particolare il lavoro di S. Moussavi e coll. (1), i quali, a partire dai dati del World Health Survey dell’OMS,  si sono proposti di confrontare il danno allo stato di salute provocato dalla depressione psichica con quello dovuto a quattro comuni malattie croniche: angina, artrite, asma e diabete. 

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La relazione: l'essenza dell'arte medica

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Presentazione del volume:

La relazione: L'essenza dell'arte medica.

I medici si raccontano.

(Volume esaurito)

15 febbraio 2008 ore 17,30

Senato della Repubblica
Sala capitolare  - Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva
Piazza della Minerva, 38 - Roma

Il volume costituisce una raccolta di contributi personali di docenti di varie discipline mediche, quasi un “distillato” di vita che interroga sul fine dell’agire medico e sulla relazionalità come elemento fondante della medicina.

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Atti del Congresso Internazionale 2001

Atti del Congresso Internazionale 2001

INDICE

Introduzione

La dignità dell’uomo nel progetto di Dio
Anna Fratta

Antropologia medica e antropologia trinitaria: spunti di riflessione
Flavia Caretta

Il mondo della sanità oggi e la spiritualità dell’unità
Flavia Caretta

I contenuti del mondo della sanità e le sue espressioni
Teresa Filippi

La sanità: riflessi nella vita sociale e culturale
Cristina Canavese

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Prime pubblicazioni

Per una sanità di Comunione

Il carisma dell'unità e la medicina

Libro : Per una sanità di ComunioneLa brochure comprende una serie di riflessioni presentate negli incontri promossi dal Movimento dei Focolari, rivolti a medici ed a operatori sanitari, allo scopo di offrire momenti di scambio, di idee e di esperienze per approfondire il fine dell’agire medico alla luce della Spiritualità dell’Unità, che anima il Movimento.
Una breve presentazione della spiritualità e della storia del Movimento dei Focolari introduce alla lettura dei vari testi.

La salute dell'uomo oggi:

un equilibrio raggiungibile

Libro : Per una sanità di ComunioneIl volume, curato da Umanità Nuova, in italiano e inglese, raccoglie gli Atti del Congresso Internazionale svoltosi a Castelgandolfo (Roma) dal 30 marzo al 1 aprile 2001. Dal confronto e scambio delle diverse esperienze e competenze tra rappresentanti di diversi ambiti della medicina provenienti da tutte le aree del mondo, si delinea un modello nuovo di sanità basato sui valori di reciprocità e fraternità.

 

Health Dialogue Culture

Vuole contribuire all'elaborazione di una antropologia medica che si ispira ai principi contenuti nella spiritualità dell'unità, che anima il Movimento dei Focolari e alle esperienze realizzate in vari Paesi in questo campo.

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