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Scene dall’AfricaCarlo è medico in un dispensario a Man, una città di 100.000 abitanti in Costa d’Avorio, Africa Occidentale. Il dispensario fa ciò che il non lontano ospedale non può fare: accoglie a un costo simbolico tutti i tipi di malati (salvo i feriti gravi).Carlo visita 50-60 persone al giorno. Ha raggiunto, in questi anni di lavoro con la sua équipe, il traguardo dei 10.000 pazienti.

Scene dall’Africa

Man è a 500 km dalla capitale Abidjan, nessuna libreria, pochi quotidiani. Fino a pochi anni fa era divisa dalla capitale a causa della guerra civile.

Dice Carlo:  “Per continuare gli studi dopo il liceo, i ragazzi si trasferiscono ad Abidjan. Lo stesso per la formazione sanitaria di medici e infermieri: chi vuole fare una specializzazione finisci per trasferirsi e cosi Man perde le teste migliori”.

Oggi, grazie a ESA (European Space Agency) e a Onlus italiana, il dispensario ha una parabola satellitare bidirezionale (non solo riceve, ma trasmette via internet), un sistema via-radio per connettere diverse strutture del dispensario e l’ospedale, due sale informatiche frequentatissime (per un totale di 25 pc), costantemente in rete e a servizio della popolazione.

Il personale dell’ospedale ora può seguire videoconferenze mediche per aggiornarsi con collegamenti audio-video da diversi ospedali africani e università italiane e la proiezione di diapositive, schemi, immagini di pazienti: insomma dei veri congressi internazionali… a distanza. I primi elettrocardiogrammi cominciano ad essere inviati in Europa per l’esame da parte di specialisti, come pure le immagini dei vetrini all microscopio; via internet si può accedere a biblioteche virtuali, a riviste specializzate (che per l’Africa sono gratuite).Scene dall’Africa

Nel (poco) tempo libero, Carlo aggiorna i suoi amici in Italia via blog, e spesso comunica con  varie parte del mondo tramite chat e Skype.

Le sale informatiche, dicevamo, sono a disposizione della popolazione. Dice ancora Carlo: “Vengono da noi giornalisti che devono inviare articoli e foto ai loro giornali e studenti che ormai non si trasferiscono più, ma fanno corsi a distanza. Vengono anche funzionari  di ong. Apprendere l’uso del pc aiuta i giovani a trovare lavoro. Gruppi di ragazzi, spesso intere classi, si incontrano in videoconferenza con coetanei di altri paesi per uno scambio culturale che non potrebbero mai permettersi viaggiando”.

Di Riccardo Poggi

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